LA CALA DEI PALI

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Fino alla fine dell’Ottocento le paranze di Molfetta ormeggiavano ancora nella vecchia rada peschereccia denominata “Cala dei Pali”. Dato il fondo basso e sabbioso, lo scalo era utilizzato per l’approdo delle bilancelle da pesca e di piccoli bastimenti che dovevano essere tirati in secco per le riparazioni; era particolarmente sicuro e protetto durante i temporali. Sulla spiaggia ai Pali lavoravano maestri d’ascia e calafati,  vi era un canapificio, un pozzo per l’acqua e quant’altro serviva agli operai addetti alla costruzione e riparazione ed ai marinai.

La cala era adoperata anche a scopo mercantile sin da età molto antica. Già nel 1583 la città era infatti dotata, oltre che del molo a ridosso dell’antico duomo, anche “del porto di S. Giacomo et de la Cala de li Pali, luoghi tutti comodissimi per vascelli” (Marinelli).

Per il 1699 il vescovo di Bisceglie Pompeo Sarnelli negli Acta Visitationis menziona un “navicolarum portum, vulgo tartane, qui portus quoque delli Pali nuncupatur”, cioè “un porto per navicelle, comunemente dette tartane, il quale è chiamato anche porto delli Pali”. La più semplice e convincente spiegazione del toponimo è che, anticamente, per tirare a secco le imbarcazioni si piantavano dei pali per fermare gli argani e i paranchi, laddove nella seconda metà dell’Ottocento i pali furono sostituiti da appositi pilastri di pietra.

Nel 1837 il maestro muratore Sergio Poli dichiara
“oggi che sono li due dicembre 1837, mi sono conferito sulla spiaggia dei Pali del Comune di Molfetta, onde conoscerne quali lavori sono necessari farsi per la formazione di due così detti scali, servibili per tirare a terra le scorridoje Regie, e quale spesato potrebbe per i medesimi portarsi. Il primo di detti scali dovrà farsi accanto il posto di Guardia Doganale. Per fare questo deve pria di tutto formarsi  il cavo di terra, e pietre per la lunghezza di palmi 80,  per la larghezza di 4 palmi e per la larghezza di palmi 4compensati…”
Il progetto fu realizzato e furono sistemate due colonne per l’attracco delle barche doganali. Questa destinazione dello scalo ad usi pubblici limitò gli spazi destinati agli approdi dei privati, così nel 1838 un folto gruppo di padroni di barche e di calafati chiese al Comune  di riservare ad uso privato un altro spazio ad est e ad ovest dell’approdo già sistemato per le barche doganali.

Nel 1874 la Carta dell’Istituto Topografico militare reca nel quadrante di riferimento l’indicazione del porto denominato Cala li Pali, descritta dal Capitano di Porto Biagini nel 1892 come un’insenatura di circa 330 metri, protetta esternamente da una “diga frangionde”, che proteggeva uno specchio d’acqua ben riparato in funzione di “porto” ad est, da un “avanporto” ad ovest, dall’imboccatura più ampia, ma anche più scoperta.
“Quella parte di seno che sta a levante del moletto può chiamarsi porto ed è molto ben riparato, ma di più facile interramento; quella di ponente può chiamarsi antiporto, perché più aperta la bocca e più scoperta e perché quasi sempre l’entrata e l’uscita avviene da questa parte, ove non ci sta altro che qualche piccolo bastimento con la buona stagione, ormeggiato sotto la diga, ed in disarmo e qualcun altro col buon tempo e momentaneamente colla poppa alla spiaggia…”.
Già a quell’epoca infatti la cala non offriva più buone condizioni di ormeggio a causa del progressivo interramento della rada determinato dal deposito delle correnti marine, dalla corrosione della costa, dai detriti alluvionali delle piogge.
Le paranze non potevano entrare facilmente nella Cala dei Pali per l’abbassamento del livello d’acqua e nell’inverno del 1872 durante un fortunale  affondarono 13 bilancelle. Dopo quei naufragi i proprietari delle paranze si riunirono in associazione e a proprie spese provvidero a dragare il fondale. Nonostante negli anni successivi venisse ripetuto il dragaggio, fu inevitabile l’interramento del porto, anche per la mancanza di interventi efficaci e tempestivi da parte delle pubbliche istituzioni.

Nel 1893 il Genio Civile propose alla Capitaneria l’abbandono della Cala dei Pali, ormai quasi completamente inservibile, a favore della costruzione di un bacino per l’approdo allo scoglio S. Domenico e di uno scalo di alaggio sulla spiaggia via Crucis.

Nel 1929 iniziò il progressivo disuso della rada su cui fu riversato il materiale di risulta proveniente dallo scavo del sottopasso ferroviario in via Terlizzi. Nel 1934 la cala  era tutta interrata e appianata: oggi è detta Secca dei Pali.


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